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Riciclo della plastica sotto pressione: la sfida del mercato delle materie prime seconde

3 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

La difficoltà nel trovare sbocchi stabili per alcune plastiche riciclate sta mettendo sotto pressione il settore. Concorrenza delle materie prime vergini, costi di produzione, importazioni e domanda ancora insufficiente incidono sulla sostenibilità economica del riciclo.

In questo scenario, il nuovo quadro normativo europeo può contribuire a sostenere la domanda, ma resta centrale la capacità di rendere disponibili materiali riciclati qualificati, caratterizzati e adatti alle diverse applicazioni industriali.


Dal Lazio un segnale di allarme per l’intera filiera

La filiera del riciclo delle materie plastiche sta attraversando una fase particolarmente complessa.

Il 16 settembre 2026 Unindustria ha richiamato l'attenzione sulle difficoltà che interessano gli operatori del settore nel Lazio e, più in generale, a livello nazionale. La carenza di sbocchi per alcuni materiali riciclati sta infatti aumentando la pressione sulle capacità di stoccaggio degli impianti, con possibili ripercussioni sulle successive fasi della filiera e, in prospettiva, sulle attività di raccolta.

Tra i fattori indicati figurano la concorrenza delle materie prime vergini a basso costo provenienti dall’estero, che può rendere economicamente meno competitivo l'impiego di materiale riciclato. Unindustria richiama quindi la necessità di creare sbocchi stabili per i materiali, accompagnati da investimenti e condizioni in grado di garantire continuità alla filiera.

Il segnale proveniente dal Lazio si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà del settore italiano ed europeo.1


Quando aumentare i volumi riciclati non basta


Riciclo meccanico delle materie plastiche

I dati relativi al mercato italiano evidenziano

con chiarezza questa dinamica.

Secondo il Report sul riciclo meccanico delle materie plastiche, dati 2025, realizzato da Plastic Consult per Assorimap, nel 2025 i volumi del riciclo meccanico in Italia sono cresciuti del 2%, raggiungendo circa 850 mila tonnellate. Nello stesso periodo il fatturato del comparto è diminuito dell’1,1%, attestandosi a 685 milioni di euro, segnando il terzo anno consecutivo di contrazione.2 

 


Il secondo semestre del 2025 è stato caratterizzato, inoltre, da quotazioni dei materiali riciclati scese ai livelli minimi del decennio, mentre i costi operativi sono rimasti elevati.

La sostenibilità del riciclo, dunque, non dipende esclusivamente dalla quantità di rifiuti trasformati in nuovi materiali, ma bensì anche dalla capacità di questi materiali di trovare applicazioni industriali economicamente sostenibili e sufficientemente stabili nel tempo.

 

Una criticità europea

Le difficoltà non riguardano soltanto il mercato italiano.

Nella Comunicazione COM(2025) 805 final, la Commissione europea evidenzia come il settore europeo del riciclo delle plastiche sia sottoposto alla pressione combinata di elevati costi energetici, prezzi bassi e imprevedibili delle plastiche vergini, importazioni a basso costo e domanda insufficiente di materiali riciclati.


La capacità installata di riciclo della plastica nell'Unione europea aveva raggiunto 13,2 milioni

di tonnellate nel 2023, ma il ritmo di crescita era progressivamente rallentato: dal 17% del 2021 al 10% del 2022, fino al 6% nel 2023. La Commissione ha inoltre indicato per la fine del 2025 una possibile riduzione netta di circa un milione di tonnellate della capacità di riciclo, un segnale significativo delle difficoltà economiche attraversate dal comparto.3


In questo contesto, tuttavia, non tutti i materiali riciclati sono equivalenti o direttamente intercambiabili. Tipo di polimero, grado di purezza, contaminanti, caratteristiche prestazionali, continuità delle forniture e prezzo possono determinare l'effettiva possibilità di utilizzo da parte dei trasformatori.


La sfida non consiste quindi soltanto nell'aumentare la capacità di riciclo, ma anche nel favorire l'incontro tra l'offerta di materia prima seconda e le esigenze tecniche dell'industria.

 

Il PPWR e la domanda di plastica riciclata


Regolamento (UE) 2025/40 - PPWR

Un impulso alla domanda potrà arrivare anche

dal nuovo quadro normativo europeo.

Il Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi

e i rifiuti di imballaggio – PPWR – Packaging and Packaging Waste Regulation, applicabile in via generale dal 12 agosto 2026, introduce tra le diverse misure specifici obiettivi minimi

di contenuto riciclato negli imballaggi in plastica, con orizzonte 2030 e successivo innalzamento degli obiettivi al 2040.



Per il 2030 il regolamento prevede percentuali differenziate in funzione della tipologia

di imballaggio, dal 10% al 35%, mentre obiettivi più elevati sono previsti per il 2040.4


L'introduzione di obblighi di utilizzo del riciclato può contribuire a creare una domanda più strutturale, riducendo almeno in parte la dipendenza del mercato dalle sole dinamiche di prezzo.

Una domanda sostenuta dalla normativa, tuttavia, deve potersi incontrare con un'offerta

di materiali aventi caratteristiche compatibili con le applicazioni cui sono destinati.

 

Dalla disponibilità del riciclato alla qualità del materiale

Perché una materia prima seconda possa essere effettivamente utilizzata nella produzione di nuovi manufatti  è necessario conoscerne e verificarne le caratteristiche.

Composizione, presenza di contaminanti, proprietà fisiche e meccaniche, comportamento durante i processi di trasformazione, costanza delle caratteristiche tra diversi lotti e prestazioni del prodotto finale sono elementi che possono determinare la possibilità di sostituire, totalmente  

o parzialmente, una materia prima vergine.

Il concetto è coerente con l'impostazione dello stesso PPWR, che richiama l'obiettivo del riciclaggio di alta qualità, ovvero un riciclaggio capace di mantenere caratteristiche tecniche tali da consentire ai materiali riciclati di sostituire materie prime primarie in imballaggi o applicazioni analoghe.

 

Due materiali genericamente definiti “riciclati” possono quindi presentare proprietà molto differenti e non essere automaticamente intercambiabili.

La creazione di un mercato stabile delle materie plastiche da riciclo passa anche dalla possibilità

di conoscerne, misurare, verificarne e documentarne le caratteristiche, creando maggiore affidabilità nei rapporti tra produttori di materia prima seconda, trasformatori e utilizzatori finali.

In questo scenario, le attività di prova, caratterizzazione e valutazione della conformità assumono un’importanza sempre più rilevante.


I Laboratori IIP svolgono attività di analisi e caratterizzazione dei materiali polimerici attraverso prove fisico-chimiche, meccaniche e prestazionali, supportando le imprese nella valutazione delle caratteristiche delle materie prime e dei materiali riciclati e dei manufatti.

Sul fronte della valutazione della conformità, IIP opera inoltre attraverso attività e schemi dedicati alle plastiche da riciclo e alla verifica del contenuto riciclato.

La sfida per il settore, quindi, non consiste soltanto nell’aumentare i quantitativi avviati a  riciclo.

E’ necessario fare in modo che il materiale recuperato possa trasformarsi in una materia prima seconda realmente utilizzabile, qualificata e valorizzabile in nuove applicazioni industriali.

È su questo passaggio, dalla disponibilità del riciclato alla sua effettiva utilizzabilità industriale,

che prove, caratterizzazione e valutazione della conformità possono contribuire concretamente allo sviluppo di un mercato più solido e trasparente delle materie prime seconde.

 

 

Fonti

 

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