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Circular Economy Act e Comunicazione 805: cosa prevede il percorso europeo verso l’economia circolare

  • 15 ore fa
  • Tempo di lettura: 4 min

L’Unione Europea prepara un nuovo passo verso l’economia circolare. Con la Comunicazione COM (2025) 805 e il futuro Circular Economy Act, atteso nel 2026, la transizione non riguarderà più solo la gestione dei rifiuti, ma anche la capacità delle imprese di progettare, qualificare e utilizzare materiali circolari sicuri, tracciabili e conformi



L’economia circolare sta entrando in una fase più matura. Dopo anni in cui l’attenzione si è concentrata soprattutto sull’aumento dei tassi di raccolta e riciclo, il confronto europeo si sta spostando su un tema più ampio: come rendere i materiali recuperati realmente utilizzabili dall’industria.


Il punto non è più soltanto recuperare risorse a fine vita, ma fare in modo che queste risorse possano rientrare nei processi produttivi come materie prime seconde affidabili, competitive e idonee agli impieghi previsti.


In questo scenario si inseriscono la Comunicazione COM (2025) 805 della Commissione europea e il futuro Circular Economy Act, annunciato per il 2026. Due passaggi che confermano la volontà dell’Unione Europea di rafforzare il mercato dei materiali circolari, superando alcune delle criticità che oggi limitano l’impiego stabile dei materiali riciclati nelle filiere produttive.


Cosa prevede la Comunicazione COM (2025) 805

La Comunicazione COM (2025) 805 rappresenta un passaggio importante nel percorso europeo verso un’economia più circolare. Il documento richiama la necessità di accelerare i progressi, intervenendo sulle barriere strutturali che ancora ostacolano lo sviluppo di mercati circolari pienamente funzionanti.


Il messaggio centrale è chiaro: la circolarità non può essere considerata solo una questione ambientale o di gestione dei rifiuti, ma deve diventare parte integrante della politica industriale europea. In questa prospettiva, la Commissione collega il futuro Circular Economy Act a tre obiettivi principali: affrontare gli ostacoli esistenti, creare un mercato unico per rifiuti e materie prime seconde e favorire la domanda di prodotti, servizi e soluzioni circolari.


Per le imprese, questo cambio di prospettiva è particolarmente rilevante perché sposta il baricentro della conformità. Non sarà più sufficiente dimostrare di gestire correttamente il rifiuto o di utilizzare una quota di materiale riciclato: diventerà sempre più importante documentare la provenienza dei materiali, le loro caratteristiche tecniche, l’idoneità all’impiego previsto e la coerenza dei processi aziendali con i requisiti europei in materia di circolarità.



Circular Economy Act

Il futuro Circular Economy Act

Il Circular Economy Act, atteso nel 2026, avrà il compito di tradurre questi indirizzi in misure più concrete. La Commissione europea ha già avviato una consultazione pubblica per raccogliere contributi in vista della nuova iniziativa legislativa, aperta il 1° agosto 2025 e conclusa il 6 novembre 2025.


Secondo la Commissione, il Circular Economy Act contribuirà all’ambizione europea di diventare leader mondiale dell’economia circolare entro il 2030 e di raddoppiare il tasso di circolarità dell’Unione. Il provvedimento dovrebbe quindi agire sia sul lato dell’offerta, aumentando la disponibilità di materiali riciclati di qualità, sia sul lato della domanda, creando condizioni più favorevoli al loro utilizzo da parte delle imprese.


Uno degli aspetti più significativi riguarda il concetto di mercato unico per le materie prime seconde. Oggi un materiale recuperato può incontrare ostacoli diversi a seconda dello Stato membro, del settore applicativo o della classificazione normativa. Il futuro atto europeo mira invece a favorire una maggiore armonizzazione, rendendo più semplice la circolazione dei materiali recuperati all’interno dell’Unione e riducendo le incertezze che oggi limitano investimenti e utilizzo industriale.


Oltre il riciclo: il nodo della qualità dei materiali

Il percorso delineato dall’Unione Europea conferma la crescente importanza della gestione dei materiali lungo il loro ciclo di vita. Per le imprese si prospetta un cambiamento strutturale, in quanto l’utilizzo di materiali riciclati diventerà sempre più centrale, così come la necessità di dimostrarne qualità, sicurezza e conformità ai requisiti normativi. Allo stesso tempo, crescerà l’importanza della tracciabilità dei materiali e della capacità di integrare i principi di circolarità nei processi produttivi.


Il riciclo è un elemento essenziale dell’economia circolare, ma da solo non basta. Perché un sistema possa dirsi realmente circolare, i materiali recuperati devono poter essere reimmessi nell’economia con caratteristiche adeguate, controllabili e ripetibili.


Per molte imprese, la scelta tra materia prima vergine e materiale riciclato non dipende solo da un obiettivo ambientale. Dipende anche da aspetti tecnici, prestazionali, economici e regolatori: qualità del materiale, costanza delle caratteristiche, sicurezza, documentazione disponibile e conformità ai requisiti applicabili.


Materie prime seconde

Materie prime seconde: perché serve dimostrare l’idoneità all’uso

Un materiale riciclato, per essere utilizzato in un processo produttivo, deve poter garantire caratteristiche coerenti con l’applicazione prevista. Non è sufficiente indicarne l’origine o la percentuale di riciclato: occorre poter dimostrare che quel materiale rispetta determinati requisiti prestazionali, di sicurezza e conformità. 


Questo può riguardare, a seconda dei casi, caratteristiche meccaniche, proprietà fisico-chimiche, composizione, presenza di contaminanti, comportamento nel tempo, compatibilità con specifiche applicazioni o idoneità al contatto con alimenti.


Per le imprese, la possibilità di documentare queste caratteristiche diventerà sempre più importante. L’impiego di materiali riciclati può rappresentare un’opportunità, ma richiede una gestione rigorosa delle informazioni, dei controlli e della tracciabilità lungo la filiera.


Verso una circolarità verificabile

Il Circular Economy Act rappresenta quindi un passaggio importante verso una circolarità più concreta, fondata su qualità dei materiali, tracciabilità delle filiere e conformità verificabile.


Per le imprese, la sfida sarà integrare questi principi nei propri processi, trasformando la circolarità da obiettivo ambientale a criterio industriale. In questo percorso, prove, ispezioni e certificazioni avranno un ruolo fondamentale per supportare decisioni consapevoli, ridurre i rischi e valorizzare materiali e prodotti all’interno di filiere sempre più orientate alla sostenibilità.


Le prove di laboratorio permettono di analizzare le caratteristiche dei materiali e verificarne le prestazioni. Le attività ispettive possono supportare il controllo dei processi, della tracciabilità e della coerenza delle pratiche aziendali. La certificazione contribuisce a dare evidenza oggettiva della conformità rispetto a norme, schemi o requisiti specifici.


Per questo, la valutazione della conformità non rappresenta solo un passaggio tecnico, ma un elemento abilitante per lo sviluppo dell’economia circolare. Senza dati affidabili, controlli adeguati e criteri condivisi, il mercato delle materie prime seconde rischia di rimanere frammentato e poco competitivo.

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