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Industrial Accelerator Act: la spinta alle plastiche low-carbon e Made in EU

26 ago
Tempo di lettura: 5 min

La Commissione europea propone nuove misure per sostenere la domanda di prodotti a basse emissioni e di origine europea. Per la filiera delle plastiche si apre il confronto su materie prime circolari, requisiti “Made in EU” e procedure più rapide per gli investimenti nel riciclo



Rendere più sostenibile la filiera delle plastiche non dipende soltanto dall’introduzione di nuovi obiettivi ambientali. Tale transizione richiede investimenti in processi a basse emissioni, tecnologie di riciclo e materie prime circolari, ma anche condizioni di mercato capaci di riconoscere il valore dei prodotti ottenuti e sostenerne lo sviluppo su scala industriale.


È in questa prospettiva che si inserisce l’Industrial Accelerator Act, presentato dalla Commissione europea il 4 marzo scorso con l’obiettivo di collegare più strettamente decarbonizzazione, capacità produttiva e autonomia industriale. Il provvedimento non riguarda esclusivamente la filiera delle plastiche, ma può incidere sulle condizioni necessarie per accelerarne la trasformazione. Si tratta ancora di una proposta, che dovrà essere esaminata e approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio prima di entrare in vigore. ¹


L’iniziativa intende sostenere la produzione europea attraverso quattro principali direttrici:

  • utilizzo di appalti pubblici e incentivi per favorire prodotti a basse emissioni e realizzati nell’Unione;

  • introduzione di requisiti “Made in EU” e low-carbon in alcuni settori strategici;

  • semplificazione e digitalizzazione delle procedure autorizzative;

  • condizioni specifiche per i grandi investimenti esteri nei comparti più sensibili. 


Recycling

L’obiettivo dichiarato dalla Commissione è quello di incrementare il contributo dell’industria manifatturiera al PIL dell’Unione dal 14,3% registrato nel 2024 al 20% entro il 2035. Tale obiettivo è accompagnato dalla prospettiva di salvaguardare e creare circa 150.000 posti di lavoro nei comparti interessati, promuovendo al contempo investimenti, innovazione e capacità produttive strategiche all’interno dell’UE.


L’Industrial Accelerator Act segna un’evoluzione significativa dell’approccio europeo alla transizione industriale e climatica. Agli obiettivi ambientali e agli obblighi normativi rivolti alle imprese, il provvedimento introduce misure volte a stimolare la domanda di prodotti a basse emissioni e realizzati nell’Unione europea. Per la filiera delle plastiche, ciò apre una riflessione concreta sulle condizioni necessarie a rendere economicamente sostenibili gli investimenti necessari alla trasformazione del comparto, favorendo lo sviluppo di materiali circolari, l’adozione di processi produttivi più efficienti e il potenziamento delle capacità di raccolta, selezione e riciclo.


 

La circolarità rallenta

La perdita di competitività interessa anche il percorso di transizione verso una maggiore circolarità delle plastiche. Secondo il rapporto 2026 di Plastics Europe2, basato sui dati consolidati del 2024 relativi a Unione europea, Regno Unito, Norvegia e Svizzera, la produzione di plastiche circolari ha raggiunto 8,7 milioni di tonnellate, pari al 15,8% della produzione europea complessiva di materie plastiche.

waste drop off

Sebbene il dato confermi il progressivo consolidamento delle soluzioni circolari nel mercato europeo, emergono segnali di rallentamento che destano preoccupazione. Il tasso medio annuo di crescita della produzione di plastiche circolari è infatti diminuito dal 13,6% registrato nel periodo precedente al 2022 all’1,2% nel biennio 2022 - 2024. Analogamente, la crescita della domanda di plastiche circolari da parte dei trasformatori è scesa dal 16,2% al 4%.


Nel 2024 il tasso di riciclo dei rifiuti plastici raccolti in Europa ha raggiunto il 29,6%, ma oltre il 70% è stato ancora destinato all’incenerimento o alla discarica. Inoltre, il 19% della domanda europea di plastiche circolari è stato soddisfatto attraverso importazioni, mentre il 12,4% dei rifiuti plastici raccolti in Europa è stato riciclato al di fuori dell’area considerata dal rapporto.

Questi dati mostrano come la disponibilità di rifiuti non sia sufficiente, da sola, a creare un sistema circolare competitivo. Diventa sempre più necessario intraprendere politiche industriali capaci di sostenere la domanda, creare mercati di sbocco stabili e valorizzare gli investimenti effettuati dalle imprese lungo l’intera filiera della circolarità.


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Creare le condizioni di mercato per i prodotti a basse emissioni

Uno degli elementi centrali dell’Industrial Accelerator Act è rappresentato dalle misure di market pull: strumenti che agiscono sulla domanda, creando condizioni più favorevoli per lo sviluppo di prodotti e tecnologie a basse emissioni.


Attraverso appalti pubblici, incentivi e programmi di sostegno, potrebbe essere attribuito maggiore valore non soltanto al prezzo, ma anche alla carbon footprint, alla provenienza europea e al contributo del prodotto alla resilienza delle supply chain.

Questo approccio può risultare particolarmente rilevante per alcuni tipi di materiali già progettati per un ciclo di vita circolare. Infatti, la produzione di polimeri riciclati, biobased o derivati da altre fonti sostenibili richiede investimenti significativi e può presentare, almeno nelle fasi iniziali, costi superiori rispetto alle alternative convenzionali. In assenza di una domanda prevedibile, le imprese possono rinviare gli investimenti o indirizzarli verso altri mercati.


L’Industrial Accelerator Act si inserisce nel più ampio Clean Industrial Deal3, attraverso il quale la Commissione europea prevede di mobilitare oltre 100 miliardi di euro per sostenere la produzione pulita nell’UE. Tra gli obiettivi europei vi è inoltre quello di portare al 24% entro il 2030 la quota di materiali circolari utilizzati nell’economia dell’Unione.

 

filiera plastica

Le proposte per la filiera delle plastiche

Nel proprio position paper, Plastics Europe auspica che le misure previste dall’Industrial Accelerator Act adotti un approccio tecnologicamente neutrale e orientato al mercato, sostenendo la domanda di prodotti plastici a basse emissioni e promuovendo le fonti sostenibili di carbonio, comprese le materie prime riciclate, biobased e derivanti dalla cattura del carbonio.


L’associazione propone inoltre che gli eventuali requisiti di origine europea siano applicati ai prodotti finiti, considerando anche l’origine dei materiali plastici utilizzati. Requisiti imposti soltanto alle sostanze o alle miscele prodotte nell’UE potrebbero infatti risultare difficili da verificare sui prodotti finiti importati, determinando condizioni differenti tra produttori europei ed extraeuropei. Un’altra richiesta riguarda l’estensione delle procedure autorizzative semplificate alle tecnologie di riciclo, per accelerare la realizzazione e l’ammodernamento degli impianti.4

Si tratta di proposte formulate dall’industria e non ancora recepite in una normativa definitiva. La loro introduzione dovrà essere valutata considerando gli effetti sui costi, la disponibilità di materie prime e la necessità di garantire catene di fornitura affidabili.

 

Che cosa può cambiare per le imprese

Se approvato, l’Industrial Accelerator Act potrebbe influenzare progressivamente le decisioni di produttori, trasformatori e utilizzatori di materiali plastici. Le imprese potrebbero essere chiamate a documentare con maggiore precisione:

  • l’origine delle materie prime e dei componenti;

  • l’impronta carbonica dei prodotti lungo l’intero ciclo di vita;

  • la quota di contenuto riciclato o proveniente da altre fonti circolari;

  • la tracciabilità della catena di fornitura;

  • il contributo del prodotto agli obiettivi di decarbonizzazione.

 

Anche le PMI non direttamente coinvolte negli appalti pubblici potrebbero ricevere nuove richieste dai clienti inseriti nelle filiere strategiche: dati ambientali, origine dei materiali e prestazioni di sostenibilità potrebbero diventare requisiti sempre più importanti nella selezione e nella qualifica dei fornitori.

 

Circolarità e competitività diventano inseparabili

L’Industrial Accelerator Act intende affrontare una delle principali criticità della transizione industriale europea: il rischio di chiedere alle imprese di sostenere ingenti investimenti per la decarbonizzazione, la circolarità e l’innovazione tecnologica senza garantire, al contempo, condizioni di mercato in grado di valorizzare e assorbire i prodotti e i processi a minor impatto ambientale.


Per la filiera delle plastiche, competitività e circolarità sono ormai strettamente collegate. Senza una produzione europea solida, una domanda stabile di materiali circolari e impianti capaci di trattare i rifiuti nel territorio dell’Unione, gli obiettivi ambientali rischiano di accompagnarsi a una maggiore dipendenza dalle importazioni.


Sebbene la proposta sia destinata ad evolvere nel corso dell’iter legislativo, essa afferma già un principio di particolare rilevanza: la circolarità non deve essere considerata esclusivamente un obiettivo ambientale, ma bensì una leva strategica della politica industriale, essenziale per rafforzare competitività e resilienza economica dell’Unione.


Fonti

 

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